L’ascesa del Domaine Charles Lachaux al vertice dell’élite borgognona è una storia di rivoluzione profonda e simultanea, che coinvolge sia la storica tenuta di famiglia sia un progetto micro-négoce intimamente personale. Questo négoce, distinto dal domaine, è nato nel 2018 dalla fervida convinzione di Charles Lachaux nel potenziale dell’Aligoté, una certezza cristallizzatasi durante degustazioni alla cieca in cui i migliori esempi rivaleggiavano con gli Chardonnay di Premier Cru. La sua missione di vinificare le uve di Aligoté della propria famiglia, che venivano vendute, è stata realizzata attraverso la creazione di un’etichetta separata “Charles Lachaux”. Questa mossa strategica gli ha permesso di perseguire questa passione senza sovraccaricare il domaine durante il suo periodo di transizione generazionale. Il progetto è cresciuto rapidamente fino a includere Pinot Noir coltivato con meticolosa cura nei vigneti di amici, con un’uscita inaugurale composta da cinque vini. La vinificazione del négoce è un riflesso diretto della filosofia centrale di Charles, basata su fermentazioni al 100% a grappolo intero, lieviti indigeni e macerazioni notevolmente brevi — talvolta di soli sei giorni — con un’estrazione minima ottenuta attraverso pochi follature con i piedi. La sua divergenza più marcata rispetto al domaine risiede nell’élevage; questi vini vengono imbottigliati dopo poco meno di un anno in botti vecchie, invece dei 18 mesi del domaine, dando vita a vini vibranti, fruttati, accessibili, con aggiunte di solforosa precise e contenute al momento dell’imbottigliamento.

Questa coerenza filosofica si proietta direttamente nella rivoluzionaria trasformazione in atto al Domaine Charles Lachaux stesso, dove Charles ha introdotto uno dei regimi più progressisti e dibattuti della viticoltura contemporanea. La sua gestione del vigneto rappresenta un cambiamento sistemico totale rispetto alla convenzione, concepito per eliminare lo stress della vite e favorire una salute profonda del vigneto. Ciò viene ottenuto attraverso un fermo impegno all’agricoltura senza lavorazioni del suolo (no-till), che preserva la struttura del terreno e la vita microbica, e al mantenimento di una copertura vegetale permanente per promuovere la biodiversità. Le innovazioni più vistose sono la potatura ultraleggera, in cui i tralci vengono arcuati anziché accorciati per regolare il flusso della linfa, e l’abbandono del sistema di allevamento a spalliera a favore dei Paisseaux (palo singolo), che consente alle viti di distendersi naturalmente sul terreno. Questa cura meticolosa culmina in vendemmie anticipate (circa 7–10 giorni prima rispetto a quanto faceva suo padre Pascal).

In cantina, questa filosofia rivoluzionaria prosegue con un approccio rigorosamente minimalista e non interventista alla vinificazione. Il processo inizia con fermentazioni al 100% a grappolo intero per tutti i vini rossi, una tecnica da lui perfezionata per ottenere complessità senza astringenza. Le fermentazioni procedono spontaneamente con lieviti indigeni, senza alcun additivo, e l’estrazione è gestita con enorme pazienza tramite dolce infusione e minime follature a piedi. I vini maturano poi in maggioranza in grandi botti neutre e in barrique vecchie, per evitare qualsiasi impronta del rovere, per un periodo prolungato di circa 18 mesi. L’ultimo, audace passaggio prevede l’imbottigliamento senza chiarifica né filtrazione e con l’impiego assolutamente minimo di anidride solforosa, talvolta non aggiungendone affatto fino al momento stesso dell’imbottigliamento, se non addirittura per niente.
Il risultato collettivo di questa trasformazione olistica — dai suoli non lavorati e biodiversi alla bottiglia priva di solfiti aggiunti — è un nuovo paradigma per la Borgogna. I vini sia del domaine sia del négoce sono celebrati per la loro purezza eterea, la trasparenza cristallina del terroir e una texture seducente che bilancia un’intensa concentrazione con un’energia impalpabile. Attraverso questa visione incrollabile, Charles Lachaux non solo ha catapultato i vini di famiglia a una fama leggendaria da culto, ma ha anche ridefinito in modo radicale i confini della qualità e dello stile in una delle regioni vinicole più intrise di tradizione al mondo.
Indietro
Blog